IL CASO SPOTLIGHT ecco perchè ha vinto l’oscar

Il caso Spotlight vince l’Oscar come miglior film.

Curioso di vederlo, ieri sono andato al cinema per capire come mai un film di inchiesta giornalistica, di cui avevo sentito parlare ma non con toni eccelsi, abbia vinto l’ambita statuetta battendo tutti gli altri film in concorso dei quali se n’è fatto un gran parlare (The Revenant, Room, Mad Max, La Grande Scommessa.)

Innanzitutto la storia: nel 2011 un gruppo di 4 giornalisti di Spotlight, un appendice del Boston Globe, il giornale di Boston, USA, capeggiati dal neo direttore Marty Baron, decide di investigare su casi di pedofilia e abusi da parte di preti cattolici delle parrocchie della città perpetrati ai danni di minori.

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Il film racconta in maniera minuziosa le inchieste, le interviste, le investigazioni fatte che hanno portato ad individuare oltre 1500 abusi da parte di ben 250 sacerdoti nella sola città di Boston.

Un caso scottante che, negli anni seguenti, ha aperto altri migliaia di casi in tutta l’America e in Europa e di cui la Chiesa, ancora oggi, non riesce a dare risposte concrete.

Un film di inchiesta giornalistica vera, reale, narrata molto bene ma che, alla fine del film, ti fa domandare: ma come mai questo film ha vinto l’Oscar? Come mai ha vinto su altri film epici, primo tra tutti The Revenant con il Di Caprio vincitore?

I motivi, secondo me e secondo quanti hanno visto il film, sono molteplici.

Partiamo dal fatto che, se ha vinto l’Oscar, un motivo sicuramente c’è. E il motivo sono innanzitutto i 6000 giurati dell’Academy che, in maniera assolutamente segreta e personale, votano i vari vincitori degli Oscar ogni anno. I membri dell’Academy sono produttori, registi, attori, addetti ai lavori, sicuramente molto titolati ed esperti per poter giudicare un film non solo in base alle emozioni che ti trasmette, ma soprattutto dal punto di vista tecnico e registico.

Come spettatore, posso solamente dire la mia, basandomi su quanto il film mi ha trasmesso, raccontandomi questa storia.

Il cinema, si sa, narra storie di vario tipo e questo film, più di chiunque altro quest’anno, ha raccontato una storia, brutale, onesta e vera.

Quindi il merito dell’Oscar lo attribuirei sicuramente a questo.

Ma vi sono, poi, altri motivi.

Il 2011, si sa, è stato l’anno del crollo delle Torri Gemelle a New York. Un anno particolare e unico, da dove tutto è cambiato, soprattutto l’America.

Un anno che ha segnato una nuova epoca. Una crisi finanziaria, economica e in vari settori, primo tra tutti la carta stampata e la Chiesa.

La Chiesa che ancora oggi sente il peso quotidiano di diverse accuse che le sono state mosse sull’argomento pedofilia e abusi. Una Chiesa che ha dovuto mettere un nuovo Papa, Francesco, al comando per cercare di avvicinare il più possibile i fedeli alla religione cattolica, fedeli che si stavano perdendo anno dopo anno.

Una Chiesa che non ha mai ammesso certe colpe e ancora oggi, dopo le evidenti scoperte, fa fatica ad ammettere quanto accaduto.

Le ragioni della vincita dell’Oscar, sono da ricercarsi non solo nella ottima interpretazione degli attori, uno più titolato e bravo dell’altro, tra i quali spicca Michael Keaton, che ha fatto vincere l’Oscar nel 2015 con la sua grande interpretazione in Birdman del regista di The Revenant Inarritu.

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O nell’ottima sceneggiatura, che scorre fluida e senza intoppi, o nella fantastica regia di Tom McCarthy, regista fino ad oggi sconosciuto a molti dato che nel suo portfolio non vi sono pellicole famose o vincitrici di grandi premi.

Secondo me la vincita va ricercata nella storia, nella narrazione minuziosa, nella ricostruzione fedele dei fatti, senza, volutamente, aver ingigantito i fatti, senza aver dato un personale parere del regista.

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La storia è stata presa, studiata, raccontata e proposta così com’è. Al pubblico il compito di giudicare.

E’ per questo motivo che il film ha vinto. Perchè non è stato fazioso, non ha espresso pareri o giudizi, non si è schierato a favore di nessuno ma ha narrato nel migliore dei modi, sia linguistici che tecnici, una cruda storia di cronaca, così com’è, senza moralismi o favoritismi.

E oggi, riuscire a non schierarsi politicamente, religiosamente o personalmente è una cosa seria, un compito difficile per chi fa cinema, per chi deve raccontare dei fatti realmente accaduti. Per chi deve sottostare alle leggi del mercato cinematografico americano, dei produttori, dei manager senza scrupoli, delle aziende che vorrebbero la loro pubblicità all’interno di una pellicola, della Chiesa che avrebbe voluto mettere a tacere la storia così come ha fatto per decenni interi.

Ecco perchè ha vinto. Perchè i personaggi erano veri, il film è vero, reale e spietato così come sono stati gli abusi.

Un Oscar meritato.

Per inciso: il cinema era al completo.

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Ciao sono Marco Bertani. Sono un blogger, un videomaker, fotografo, grafico, esperto web e anche musicista e dj. Amo viaggiare, condividere esperienze e parlare di viaggi, cinema, musica e tecnologia. Ti aspetto a Genova, una meravigliosa città, per fare un tour con le biciclette elettriche insieme a Zenaverde.com. A presto e...condividi condividi condividi!!!

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